Sul Conservatorio di musica. Riforma e degrado

Regio conservatorio di musica

La legge 508/99 riformò il percorso d’istruzione artistica, e nel corso degli anni le varie scuole vi si adeguarono.

Nella fattispecie, ante legem 508/99 vigeva nel Conservatorio solamente ciò che oggi si chiama Vecchio Ordinamento caratterizzato, in base ai corsi scelti, da un minimo di cinque ad un massimo di dieci anni, al termine dei quali conseguivi un diploma che, insieme ai titoli artistici (concorsi, master, concerti, pubblicazioni), ti permetteva di entrare nel mondo del lavoro.

Con la riforma del dicembre 1999, il Nuovo Ordinamento prevede invece, dopo il conseguimento del diploma di maturità, un 3+2 (triennio e biennio, detti corsi accademici di primo e secondo livello), ai termini dei quali si conseguono rispettivamente la laurea triennale di primo livello e laurea magistrale di secondo livello, preceduti dal corso preaccademico le cui certificazioni si possono ottenere in Conservatorio oppure nei Licei Musicali. Questo secondo la legge. I corsi del V.O. divennero ad esaurimento, e per consentire ai diplomati col V.O. di avere punteggio in più nelle graduatorie statali, il biennio di secondo livello venne esteso anche a loro, dunque il percorso completo di V.O. si allungò di due anni (dal minimo di 5+2 al 10+2).

Siamo qui giunti al punto, signori cari, dopo questa breve e spero chiara spiegazione, al punto in cui cominciano a venir fuori gli inghippi. Tanto per cominciare è previsto che, in caso di particolari doti da parte dello studente, egli può, dopo il consueto esame d’ammissione, accedere al Triennio anche senza avere il diploma di maturità. Fin qui le cose tornano, ma ne ho visti tanti, lettori cari, di studenti entrati al triennio con le manine mosce, con lo smalto e le unghie sistemate, con nessuna conoscenza dell’armonia, dotati di talento tendente a zero e con capacità appena elementari, accontentati dall’istituzione solo perché servono soldi: se gli studenti in questione fossero stati ammessi al preaccademico invece che al triennio (cioè se il Conservatorio avesse dato loro l’opportunità di avere un percorso di studi completo e dunque formativo), gli studenti in questione, secondo il Conservatorio, non si sarebbero iscritti più, e dunque come rimpinguare le casse? E c’è di più! Per i diplomati del V.O. fino al 2012 compreso, il diploma era equiparato alla laurea magistrale, per i diplomati dal 2013 in poi alla triennale (s’intenda, il programma ministeriale del corso era lo stesso), e dunque chi si è spaccato la schiena per dieci anni con programmi di studio intensissimi si è ritrovato al diploma lo stesso titolo di coloro che, saltando il corso preaccademico del N.O., hanno fatto solo tre anni di conservatorio studiando squallidi programmi che noialtri studiavamo almeno sei anni prima di diplomarci. Giustizia?

Rimpinguiamole pure, le casse, fornendo agli studenti una formazione inadeguata perché accorciata! Non si formeranno così dei valenti musicisti, dei quali la nostra Italia è sempre potuta andare fiera nel mondo. No, si formeranno file di studenti con titoli accademici che non corrispondono alle loro capacità e alla loro formazione: il degrado della musica in Italia. E sappiatele applicare, ‘ste riforme!

Badate bene, che è vero che la musica dev’essere un patrimonio di tutti, e che chi vuole studiarla non deve essere escluso per razzismo intellettuale, ma è anche vero che ognuno deve essere ammesso a frequentare il livello del corso che più gli sta addosso.

Il Triennio: miliardi di materie delle quali poche utili alla formazione musicale. Il triennio: se volete imparare a suonare il pianoforte o qualsiasi altro strumento o se studiate composizione sappiate che, entrati al triennio, tutto farete tranne che studiare lo strumento o la composizione. Vi iscrivete al corso di pianoforte e ne uscirete sapendo sfornare torte a forma di chiave di violino: troppe ore trascorse in conservatorio per firmare la presenza a lezioni di materie che col pianoforte hanno ben poco a che vedere. Non diventerete mai dei pianisti: sarete dei vuoti tuttologi in cose che con la musica stessa hanno ben poco a che fare. Non si impara nulla, senza studiare, e quando frequenti il triennio non hai tempo per studiare, ché ti tocca frequentare per fare esami. Il conservatorio: da istituzione per l’alta formazione musicale a esamificio. Si diventa pianisti chiudendosi in stanza a suonare per ore con coscienza, tutti i giorni, e non sedendosi in aula ad ascoltare una lezione di e-learning. Ma che se ne fa, un pianista, dell’e-learning? Che se ne fa, un pianista, di imparare ad usare WordPress? E che facoltà ha, un conservatorio, di insegnarti a gestire un blog? Che cosa ha a che fare con la musica, fosse anche un blog su Beethoven?

Il Vecchio Ordinamento, quello sì, che funzionava: programmi ministeriali che gli studenti dovevano essere in grado di affrontare, per essere promossi e terminare gli studi, e se non eri capace ti fermavi, come è giusto che sia. Al diploma dovevi suonare per un’ora, e cioè tenere un concerto, e lì sì, che hanno messo alla prova le nostre capacità sul campo, ché se studi pianoforte devi imparare a reggere un concerto, e non a gestire un blog. Ed ora, cosa vedo alle lauree triennali? Esecuzioni allo strumento che durano mezz’ora (metà della durata di un concerto, per intendersi), e mezz’ora di chiacchiera: la discussione della tesi. Ma che, per caso se ti chiamano a fare un concerto devi leggere una tesi? E cos’altro! C’hanno loro, gli studenti del nuovo ordinamento, il voto già prestabilito in base alla media degli esami tenuti negli anni accademici. E noi del Vecchio che ci giocavamo un intero voto in un’ora, dopo dieci anni di duro programma e di duri esami! Noi sì, che oltre allo strumento studiavamo materie utili, e in maniera molto approfondita, per giunta, ché eran più rigidi i pochi esami nostri. Pochi ma formativi: teoria, solfeggio e dettato musicale, elementi di armonia e cultura musicale generale, storia della musica, qualche corso prevedeva la letteratura poetica e drammatica o il quartetto. Esami a luglio se eri pronto, e se no a settembre. Noi, siamo usciti Maestri! Col triennio del nuovo ordinamento, soprattutto se sei entrato direttamente senza solide basi, al massimo esci dottorino in vaghe discipline musicali. Mi dispiace per quanti si illudono di uscire musicisti e poi sul campo non hanno capacità da mostrare: ché forse nelle graduatorie statali conterà il titolo preso a scuola e il voto, ma se vuoi fare il musicista vale solo ciò che sai fare, come sai scrivere o come suoni dinnanzi al pubblico, come canti e come reggi l’ansia da prestazione e le pressioni delle critiche. Non pensate di cavarvela, nel mondo della musica, con un 110 e lode che quasi nulla dice sulla vostra preparazione musicale e sul vostro talento, ma dice solo che avete avuto la media alta agli esami. Sapete che ve ne fate?!

Badate bene anche qui, che uno studente con del talento vero, che esca dal vecchio o dal nuovo ordinamento, sempre un gran musicista sarà!

Il biennio di secondo livello? Per essere veramente formativo, sia per i diplomati col vecchio che col nuovo ordinamento, dovrebbe essere una vera specializzazione. Ahimè oggi gli indirizzi sono Solistico, Cameristico, Orchestrale (questo solo per archi, corde e fiati) , Maestro sostituto (questo solo per i pianisti), ma le materie sono uguali per tutti, con pochissime eccezioni, e al massimo varia il numero di ore in base agli indirizzi. Proporrei questi tre indirizzi di specializzazione, uguali per tutti: Concertistico, Didattico, Teorico, e, solo per i compositori Musica da concerto, Musica applicata, ed infine, solo per gli studenti di musica elettronica: Composizione elettronica, Tecnico del suono. È evidente che in base agli indirizzi le materie da studiare saranno distribuite diversamente, e qui forse l’e-learning sarà utile ad uno specializzando di Didattica e non a uno specializzando del Concertismo.

Sappiate, quando approvate leggi di riforma scolastica, che quando scegliamo un percorso di studi specifico, noi vogliamo uscire dalla scuola con la formazione nel settore che abbiamo scelto, e non con una superficiale formazione in tutti i settori assimilabili.

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